18 ANNI DB SERVICES E I “SUPEREROI” IMPRENDITORI NEL SISTEMA-ITALIA

INTRODUZIONE E RETROSCENA

Originariamente questa comunicazione voleva essere un semplice e sintetico post legato al 18° anniversario della fondazione dell’azienda, volto soprattutto a ringraziare quanti ci avevano fatto gli auguri e sostenuto nella crescita, aiutandoci a raggiungere questo traguardo. 

Poi, come sembra si usi fare da gente in vista, che fa un bilancio scritto “dei suoi primi 40 anni”, a me pure se non sono in vista e non ho 40 anni, mi è scattata la molla di fare un bilancio aziendale in termini di esperienze al compimento dei 18 anni di DBS,  un pò come memorie da condividere con le persone più vicine, e forse utili a qualcuno che sia interessato ad ampliare la propria visibilità sulle dinamiche del mondo del lavoro nel nostro sistema paese.  

Insomma, mi sono guardato indietro e ripercorso tutto il cammino da imprenditore” e i primi pensieri sono stati: “Cavolo!”; “Magari con i soci non abbiamo fatto un gran che, ma non è semplice essere così innovativi, aver un così bel gruppo di lavoro e lavorare ad alti livelli per clienti molto  importanti ed esigenti, oltretutto crescendo sempre linearmente, anche se a piccoli passi”.

Ma le riflessioni più intense sono state: Noi soci, partendo da zero, siamo riusciti a fare tutto questo, in quello che abbiamo capito a poco a poco essere il “Sistema Italia”;  superando, o evitando come la peste, ardui ostacoli, così come fanno tutti i giorni quelli che lavorano onestamente in proprio; Quindi ho realizzato che “Gl’imprenditori sono proprio dei supereroi”. In Italia, escono pazzi anche tanti magnati americani 🙂 e senza qualcuno in loco che ne conosca le ardue dinamiche è quasi impossibile ottenere dei risultati apprezzabili.

    Giorni fa, di sera, che ho un po’ più di tempo per respirare, chiamo il nostro Art Director, Web Master e specialista Marketing, un professionista eccezionale e sempre disponibile, oltre che un amico con cui condivido diverse passioni, ed il “poverino” mi ha dato retta per levarmi lo sfizio di creare un immagine che rappresentasse lo stato mentale e di attenzione con cui un imprenditore deve affrontare giorno per giorno la sfida del Sistema Paese.

L’artista non lo cito per non fargli cattiva pubblicità, comunque mi prendo tutte le responsabilità, cosa che un imprenditore generalmente fa, dell’immagine che Mister X ha plasmato secondo le mie elugubrazioni mentali, alle quali probabilmente ha inciso il fatto che era sera e che avevo passato una giornata impegnativa, da imprenditore.

Dopo una creazione del genere, costata un botto di consulenza  (Scherzo! L’amico ci ha messo poco), non essendo un tipo portato per gli sprechi, mi sono detto: e mò ci devo abbinare per forza un pò di contenuti di sostanza per spiegare il significato itrinseco dell’opera d’arte (“Ogne scarrafone è bell’ a mamma soja”). Ho riflettuto un pò e le idee, anche se non buone,  mi sono venute giù a valanga … sia perché sono abbastanza prolisso in tutto, ma anche perché 18 anni di storia sono veramente lunghi e pieni di ricordi.

 

    Faccio presente che le considerazioni o tipo di fatti raccontati non sono solo mie o di DBS, sono basate su un bel campione rappresentativo di scambi di vedute/disavventure, frutto di trent’anni di continua attività di consulenza, poi abbinata a quella del manager d’azienda, in giro per numerosissime realtà dove mi sono confrontato con tanti amici, colleghi, clienti, partner e fornitori. 

 

I temi trattati e i relativi link sono:

  *  Anniversario DB Services e ringraziamenti

  *  Flashback e retroscena sulla fondazione

  *  La centralità delle imprese private, soprattutto PMI, ed i numeri di quante ce la fanno

  *  L’importanza della Forma Mentis e di non farsi ingannare dall’apparenza al fine di raggiungere un obiettivo

  *  Esempi molto concreti degli ostacoli del Sistema-Italia

      -> Le grandi manovre di ottimizzazione di un Albo Fornitori

      -> Gara pubblica ad inviti per l’erogazione di servizi altamente professionali

      -> Peripezie per finanziare la realizzazione di progetti innovativi

  *  Panoramica dei malcostumi e delle difficoltà che rallentano il Sistema-Paese

  *  Il Sistema Bancario 

  *  Considerazioni finali sull’importanza della forma mentis e della conoscenza delle regole sul lavoro

ANNIVERSARIO DB SERVICES E RINGRANZIAMENTI

Innanzitutto con questo messaggio voglio ringraziare tutte le persone che hanno avuto fiducia in noi e che ci hanno supportato nel cammino, voglio ringraziare tutti coloro da cui privatamente o pubblicamente ho ricevuto le congratulazioni per questo anniversario, ma anche per quelli passati e che, per indubbio aziendalismo, condivido con tutti i miei colleghi, in particolare modo con i dipendenti storici e più fidelizzati, e soprattutto con il mio caro amico, compagno di tante avventure (o disavventure) e socio Co-Fondatore (Orlando il furioso) di cui io fortunatamente compenso l’aggressività 🙂 . 

Simbolicamente questo anniversario è importante per DBS, perché, forse, dopo 18 anni l’azienda è diventata matura/maggiorenne, traguardando di volta in volta obiettivi sempre più grandi e superando molte difficoltà del tipo più avanti indicate, tipiche delle startup e di molte altre realtà private già avviate.

La nostra esperienza nel bene o nel male, è indimenticabile ed è stata fin qui molto formativa e di seguito, dopo un piccola parantesi sulla storia della nostra fondazione, voglio raccontarvi qualcosa che è condivisibile da molti altri imprenditori o liberi professionisti, ciò riguarda soprattuto le avversità di fare impresa nel “Sistema Italia.

Questo messaggio è “double face”,  in parte positivo/ironico ed in parte negativo/sarcastico/triste, anche perché c’è sempre del buono in ogni cosa, dove c‘è una guerra ci sono degli eroi, dove c’è un ferito ci sono dei medici (si spera 🙂  ) … in questa occasione, più avanti, a dispetto di quanto possa sembrare dai toni schersosi iniziali, parlerò soprattutto di aspetti negativi, ma se sto qui a scrivere dopo 18 anni d’impresa, significa che di aspetti e storie positive ce ne sono e ce ne sono state tante, magari saranno l’oggetto di altre comunicazioni, a meno che da questa non si evinca che fare lo “scrittore” o il “blogger” non sia fatto per me, cosa molto probabile, ma posso sempre farle raccontare a qualcun altro … come hanno fatto con i libri/film Totti o Pirlo (es. quest’ultimo con il famoso e significativo libro “Io gioco perché penso”), etc.

LA CENTRALITA DELLE IMPRESE PRIVATE ITALIANE, PMI SOPRATTUTTO,  ED I NUMERI DI QUANTE CE LA FANNO

Nelle indicazioni che seguono sulle imprese, sono desumibili i primi indizi perchè gl’imprenditori sono importanti e anche dei supereroi che rischiano molto di proprio e devono affrontare degli ostacoli leciti e inleciti come spiegato nei paragrafi seguenti.

Probabilmente non tutti conoscono la Centralità delle PMI, mi limito ad indicare che tante imprese, soprattutto piccole e medie (PMI), hanno una numerosità ed un’importanza in Italia che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. Tutto ciò sta   ad indicare che una buona parte degli italiani ha tanto spirito d’iniziativa e creatività di prodotto/servizio, una creatività per eredità atavica, probabilmente stimolata dal bel paese in cui siamo: per gli aspetti naturalistici, il clima mite e un bagaglio storico e culturale invidiabile;  a tutto questo va aggiunto il fatto di essere abituati a sapersela cavare da soli nel trovare una soluzione di sostentamento personale, come rovescio della medaglia di un sistema-paese che non aiuta abbastanza a creare occupazione, ma piuttosto sussidi a lungo termine (a prescindere da chi c’è al governo + voti immediati, – occupazione immediata e futura).  

Per chi ha voglia di approfondire riporto un link, tra i tanti interessanti, che descrivono il tessuto delle imprese in Italia (http://www.ehijournal.it/articoli/economiaitalia/imprese-artigiane-numeri-record-in-italia-457).

Aggiungo che un certo tipo di professionisti, quelli più autonomi a cui forse manca un po’ di galateo per certi salotti, nascono da qui, e sono lavoratori che di norma non hanno bisogno di qualcuno che gli allacci le scarpe per camminare, perché è più difficile che abbiano vissuto in una bolla di sapone, che se malauguratamente scoppia, potrebbe farli trovare impreparati alla ricerca di un nuovo lavoro su professioni e stili/ritmi di lavoro e vita  che nel frattempo, dalla ricerca attiva dell’ultimo lavoro, potrebbero essere molto cambiati.

      In meritò a “quante ce la fanno”, anche spesso soffrendo, riporto qualche dato sintetico, pre pandemica Coronavirus, perché meglio non riportare numeri  di quel che sta succedendo ora, specialmente in alcuni settori.

     Purtroppo  l’80% delle aziende non supera i primi 3 anni di vita e molte che vanno avanti arrancano e vedono i clienti finali anche in terza e quarta battuta, con i problemi che ne conseguono, ma fortunatamente questa filiera si è accorciata dopo la crisi del 2008. 

Tra le piccole imprese e le attività individuali nate tra il 2014 ed il 2019 circa il  38% ha chiuso nei primi cinque anni di vita. Il dato è ancora più allarmante se si pensa che la metà delle imprese individuali chiude entro il secondo anno di vita, molte  nascomo e muoiono nello stesso anno.  In questi numeri i settori più colpiti sono quello del turismo e a seguire quello del commercio.  

FLASHBACK E RETROSCENA SULLA FONDAZIONE

Correva l’anno 2002, ed erano già due anni che si era compiuta la transizione da Telesoft (centro d’eccellenza IT) verso Telecom e con Orlando un bel giorno ci siamo detti: “Che ci restiamo a fare in quest’azienda che da leader “Mondiale” delle telecomunicazioni è diventata un casermone ?”;   “Che ci facciamo qui con tutta l’esperienza maturata da Oracle Specialist, Solution Architect, etc. ?”; “Che dici ? Passereno a fare attività di manutenzione e risolvere ticket ?”; “Che ci facciamo qui ? Visto che a differenza di Telesoft fanno carriera soprattutto quelli che seguono le correnti giuste e cose simili ?”; “E se sbagliamo torrente ? 🙂 ”; “E poi come la mettiamo con il fatto che è stata invasa dagli Accenture ?” Scherzo! Sono spesso ammirabili, ci sono tante persone serie, “formattate” da professionisti seri che onorano la categoria dei lavoratori. Poi forse Orlando voleva pure trovare un pretesto per mandare a monte le nozze che per sua immensa gioia gli avevano programmato 🙂 Così si fa in alcuni  paesi 🙂 e lui vicino a me, uomo di città, aveva capito che non era cosa buona e giusta 🙂 .

E così, un bel giorno ci siamo dimessi ed esattamente un pomeriggio del giorno 30 settembre 2002 firmammo l’atto costitutivo. Siamo subito partiti a bomba … con un periodo sabatico … breve però 🙂 .

A parte le battute, il periodo sabatico c’è stato per tutta l’estate prima ed  è stato un toccasano per ricaricarsi per la nuova avventura che ci aspettava. Quell’anno siamo partiti veramente a bomba, e con i nostri primi dipendenti siamo stati chiamati a destra e a manca, in primis per  ricoprire i buchi lasciati da noi stessi 🙂  su dei progettini non da poco (tipo migrazione CRM, Billling e sistemi connessi, dai vecchi sistemi legacy alle nuove piattaforme distribuite) che ancora oggi girano in Telecom, seppur aggiornate di piattaforma. Presto venimmo ingaggiati da altri clienti la cui conoscenza derivava anche da esperienza pregresse a Telesoft e TIM. All’inizio gl’inarichi erano tutti da Expert Service – Database ed Architetture & Performance, sul Fine Tuning ci sguazzavano (dai tempi Telesoft), spesso coinvolti in situazioni da War Room.

Abbiamo iniziato veramente con poco, la liquidazione Telecom e poco più:  il nostro Know How tecnico e tanta tanta passione, ma da allora il sistema Italia ha dato le sue belle grane da superare per far emergere una professionalità indiscutibile e anche pioneristica (es. la gestione già allora di Very Large Database ed il Fine tuning dei sistemi sottostanti, anche a caldo) expertise che naturalmente abbiamo cercato d’infondere in azienda.

    Giusto a riprova di quanto più avanti affermato sulla forma mentis e sul mio carattere e principi (quelli che servono per non farsi schiacciare dal sistema), oltre agli scenari suddetti,  la goccia che a me fece traboccare il vaso sulla scelta di lasciare Telecom,  pur avendo un ottimissima posizione rispetto alla mia giovane età,  è stato un fatto d’ingiustizia sulle “correnti” e visto che l’idea di mettermi in proprio, in me era latente da diverso tempo, confidando sulla  professionalità mia e di Orlando,  ci ho messo un attimo a decidere di fare il passo, un po’ preparato alla “strada” per il fatto di essere precedentemente cresciuto in  una startup dove “giravo” per aziende di ogni tipo e  dimensione e quindi conoscevo già un pò il mercato (e un mercato di nicchia), quindi ero entrato in una top azienda non avendo gli occhi foderati di prosciutto.

Per il grande Orlando mi “limito” a dire che è un fenomeno, a valori mi supera, … troppi valori, tanto da essere un po’  fessacchiotto :-). Poi anche lui, come l’altro “poverino” artista, si è fidato di me 🙂 , e ora lascio a lui la scelta di come ringraziarmi per la vita agiatissima che ha avuto finora :).

Sottolineo la professionalità, dimostrabile da numerosissime reference, non per vantarci, ma per rafforzare le affermazioni dei paragrafi seguenti, anche perché la professionalità dovrebbe essere sinonimo di meritocrazia, volano per il reperimento di lavoro, cosa che è avvenuta ma non così tanto come avremmo meritato per la qualità del nostro team che fin dai primi anni si distingueva per la capacità di risolvere emergenze (e che emergenze),  l’assessment di sistemi e applicazioni, migrazioni/upgrade complesse.

Che tipo di cose ci hanno limitato ?  Lo scoprirere più avanti.

    In questo lungo periodo c’è stato qualche altro socio e/o consigliere di passaggio, degno di ringraziamenti, sia per aver contribuito alla crescita di DBS che a quella mia e di Orlando, sono delle persone di età un pochino più grande della nostra (diciamo dei fratelloni), e prima si notava nella maturità (ma ora, ahi ahi ahi!, si sa che a volte gli allievi superano i maestri! 🙂 Mi uccideranno 🙂 ),  persone che anche inconsapevolmente sono state dei coach, tipo il modello di  allenatore sportivo indicato più avanti, infatti hanno delle similitudini con il mio carattere (in primis non te le mandano a dire),  e sono stati forse gli unici (nel contesto lavorativo) a farci maturare sullo stare al mondo, che è la cosa più importante di tutte, e da cui lo abbiamo appreso anche rudemente con messaggi dritti al nocciolo della questione. 

Per varie ragioni non posso identificare esattamente i suddetti compagni di viaggio, ma invio un grazie a Stefano e a Giuseppe, perche anche se le strade si sono separate in noi soci (highlanders) e in DBS è rimasto qualcosa di positivo. 

Dalla nostra esperienza abbiamo compreso che la competenza che si acquisisce lavorando con impegno tutti i giorni, cercando di partecipare a “tutti” i flussi (la teoria sola o un approccio troppo settorializzato non bastano), da all’uomo la “libertà”, la “stabilità”, “autonomia”, temi che mi sembrano sufficienti per impegnarsi un po’ di più nelle ore di lavoro anche se del prossimo, della propria azienda o dei clienti non interessi nulla. Più s’impiega bene il proprio tempo al lavoro e più ci si guadagna anche negli “spazi” e nella traquillità/gioiosità della propria vità personale, rendendo non necessari sacrifici exta lavoro primario per vivere dignitosamente.

Naturalmente questo messaggio particolare voglio darlo principalmente ai nostri collaboratori, e non perchè questi ultimi abbiano dei problemi, anzi tutt’altro, ne siamo molto fieri, ma sono le persone a cui teniamo di più e si può sempre migliorare, in particolare facendo attenzione a ciò che viene richiesto in termini di mansioni, obiettivi e procedure. Per riuscire in quest’ultima cosa a me è rimasto impresso il primo insegmanento del mio primo professore d’informatica alle superiori (Prof. Jorno) e cioè di usare un semplicissimo metodo, che uso ancora oggi,  che consiste nello scomporre sempre tutto in Input, Processing ed Output ed almeno il primo e terzo punto “dovrebbero” essere facili da portare a compimento (circoscrivere), raccoglierne i requisiti e documentarli, poi la differenza vera nel lavoro la fa il Processing, ma avere chiari i primi due punti aiuta sia nell’informatica che in ogni altro campo, come il semplice fatto di scambiarsi i dati giusti in un processo che vede coinvolti più colleghi di aree diverse.  Eppure …    

Purtroppo :(,  il prof. Jorno l’ho avuto solo per pochi mesi, poi si sono susseguiti tanti altri professori, visto che a livello di superiori  era il secondo anno che esisteva la specializzazione di Perito Informatico,  le aziende gli venivano a fare i colloqui di selezione in classe e poi se li assumevano il giorno dopo, “sembra” che gli stipendi fuori dalle scuole o le università fossero più alti; da lì ho capito che probabilmente avevo scelto la giusta specializzazione.

L’IMPORTANZA DELLA FORMA MENTIS E DI NON FARSI INGANNARE DALL’APPARENZA AL FINE DI RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO

Non è esagerato quello che troverete scritto di seguito, perchè il mondo del lavoro è competitivo, soprattutto se si vuol crescere un pò come posizione, e ci si potrebbe imbattere in ambienti non leali in cui bisogna tirare fuori il carattere e a volte gli artigli.  Oltretutto la faccenda si può complicare molto se ci s’imbatte in alcuni “difetti” del sistema paese, di cui nei prossimi paragrafi se ne parlerà crudamente.  

In DB Services abbiamo risolto mandando in prima linea “Orlando il furioso”, che è pure bello grosso, infatti  in ufficio  non si vede quasi mai. Per sbaragliare la concorrenza in prima linea abbiamo mandato altri come lui 🙂

Ovviamente scherzo, Orlando pure avendo le sembianze che un pò fanno paura, come tutti i suoi concittadini ( 🙂 ), è un pezzo di pane per dimostrare che spesso le etichette e l’apparenza ingannano e questo è il primo insegnamento appreso lavorando. Scusate prendevo, un pò in giro il mio socio, pure per sdrammatizzare i temi che seguono. E poi l’autoironia è indispensabile per superare più facilmente i problemi,  e qui gl’italiani sono forti, pensate solo a quante battute si sono sono inventate in questo periodo di pandemia o quando per le strade a Roma avevamo qualche buca di troppo.

Però in DBS c’è un “aggressivo” e quello sono io,  ma più che aggressivo mi difendo con i denti e sono un combattivo, quello orientato all’obiettivo,  l’idealista a cui piace la trasparenza ed i confronti leali faccia a faccia (anche se duri), che detesta chi non espone e non affronta i problemi (se non quando sono deflagrati e diventati irrisolvibili) o peggio ancora gl’ipocriti che fanno buon viso a cattivo gioco, che non accetta torti e mancanze di rispetto e di regole che garantiscano pari opportunità: quello che poi recità e dovrebbe garantire la costituzione. Sono quello che rende pan per focaccia, che da sempre  bada alla sostanza e non si fa influenzare o intimorire dal fumo, dalle etichette/marchi o dalle caste, ma solo da fatti concreti e conosciuti come “numeri” e referenze di un interlocutore, e che siano abbastanza recenti.  

Sicuramente in gran parte tutto ciò deriva dalla mia forma mentis di tanti anni di sport sani e minori, sia di gruppo che soprattutto individuali, da cui impari presto a fare sacrifici per ottenere risultati, competere e tante altre belle cose da cui capisci le relazioni di causa – effetto, tipo che se ti alleni/eserciti, entri in forma ed ottieni risultati. Capisci, che se il maestro/allenatore ti urla, non è per offenderti, lo fa per il tuo bene e/o quello della squadra, per farti entrare in testa (in quella capoccia dura 🙂 ) gl’insegnamenti che poi possono salvarti, se sei in gara e come sport ne stai praticando uno di combattimento, o che se non alzi i ritmi, alla linea del traguardo ci arrivi quando hanno smontato il baracchino.

Ed è anche per questo che a 19 anni già mi autofinanziavo con dei lavoretti (informatici) e che “oggi” non sono una di quelle persone che nonostante l’infinita informazione che ci circonda ha bisogno di un mental coach, di un dietologo e di un allenatore per un piccolo obiettivo, come perdere due chili e non stancarsi dopo una passeggiata. Che centra questo ragionamento? Centra che la pigrizia è una brutta bestia, mentre bisogna darsi da fare per camminare con le proprie gambe ed essere sempre più produttivi e autonomi, dipendere il meno possibile da qualcuno o qualcosa come l’assistenzialismo statale, che dovrebbe essere sostituito da politiche attive per il lavoro,  per la formazione professionale e la creazione di posti di lavoro.  Ricordandosi della legge universale che ciò che non si usa si atrofizza 🙂

Mi scuso per la metafore con cui non volevo offendere nessuno,  ma fare l’esempio di  un impegno su un piccolo obiettivo che richiede un pò di sacrificio, di attenzione e metodo; piccoli obiettivi su cui poi, per altri casi, magari si è pure remunerati e per i quali non si hanno impedimenti indipendenti dalla propria volontà.

A chi lo sport agonistico o duro non piace c’è  sempre la soluzione B dello sport dilettante come in parrocchia, dove giocare e vivere tutti più rilassati  e contenti, in un contesto dove un punto per uno non fa male a nessuno e poi tutti a festeggiare a tarallucci e vino alle fraschette di Genzano (ogni riferimento è puramente cauale), però se si vuole il Barolo e si sostiene di essere un atleta bisogna fare qualche sacrificio in più.   

Con lo sport praticato seriamente capisci, che se lavori con metodo e costanza, non ti butti giù alle prime difficoltà, è matematico ottenere risultati (perdere 2 chili è una bazzecola 🙂 ); e se aumenti i “carichi” (sacrifici) aumentano linearmente i successi/rendimenti e questo vale tanto per il fisico che per la mente. Tutto questo nonostante i fattori esterni possano rappresentare un grosso ostacolo.

Passando invece dal mondo dello sport a quello del lavoro,  dove senz’altro la forma mentis da sportivo e uscire presto dall’ovile di casa per cavarsela da soli aiuta, chiunque abbia intrapreso da zero un’esperienza da imprenditore (a qualsiasi livello) nel “Sistema Italia”, salvo alcune eccezioni che hanno preso delle scorciatoie, si merita l’appellativo di “SUPEREROE” perché ce ne sono di guerre e pericoli da cui scampare.

ESEMPI CONCRETI DEGLI OSTACOLI DEL SISTEMA ITALIA

Visto che l’articolo tratta tanti temi, su cui qualcuno potrebbe non essersi mai addentrato,  per facilitare la comprensione, inizio con un approccio diretto e crudo,  riportando di seguiti  degli esempi di casi concreti che valgono più di mille parole, e poi nei paragrafi successivi, indicherò quelli che secondo me, e tante persone con cui mi sono confrontato (come indicato nell’introduzione), sono i problemi generali del Sistema Italia, compresi gli aspetti personali di mentalità e soprattutto di etica, e dato che di quest’ultima nel post ne parlo molto mi vorrei allineare con tutti sulla definizione e le origini.

Etica – Definizioni e origini

Per rendere possibile la collaborazione tra individui di una società e’ necessaria una serie di valori morali ed è così che  e’ nata la giustizia come la conosciamo, per contrastare coloro che non rispettavano l’etica.

 

LE GRANDI MANOVRE DI OTTIMIZZAZIONE DI UN ALBO FORNITORI

Di seguito vi racconto un caso che accade frequentemente, anche se non con questi elementi estremi.  L’episodio accadde presso una delle top 20 aziende italiane,  privata, per la quale eravamo fornitori diretti, coinvolti su un piccolo ma importante servizio noto anche al pubblico cittadino.

Un bel giorno, in prossimità della fine del contratto, che coincideva con la fine dell’anno, ci chiama l’ufficio acquisti per una questione di estrema urgenza. Vado quindi a sentire di cosa si tratta con la nostra Sales Account. Il cliente ci ricevette in pompa magna, con il massimo degli onori, le congratulazioni per quanto fosse contenta la struttura tecnica dei nostri servigi, ma …. ci fa questo discorsetto: “Beh! Sapete noi siamo una realtà molto importante che in primis di questi tempi (2014) non può più permettersi di gestire centinaia di fornitori anche se tutti molto qualificati, noi vogliamo che un selezionatissimo gruppo di Big System Integrator (una dozzina, massimo 20), aziende “solide” con cui c’interfacceremo e che alzino la qualità del servizio, rispondano in soldoni di qualsiasi problema, governino a 360 gradi i progetti e coordinino i fornitori importanti come voi … e tantissime altre belle parole a sostegno della garanzia di successo ed incremento della qualità che doveva portare questa riorganizzazione. Ma la cosa più importante, ce la dovevano ancora dire, cioè  il nome dell’azienda che avrebbe dovuto dare l’eccellenza nell’area dove lavoravamo noi; azienda per la quale quindi ci chiedevano la disponibilità a passare in subfornitura ed in caso affermativo ci avrebbero messo in contatto con immensa gioia loro stessi.  Quando c’indicarono il nome di questa azienda, indubbiamente grande, io rimasi un pò perplesso perchè le voci che circolavano su di loro non erano proprio confortanti e oltretutto noi come policy, , lavoriamo da sempre solo con aziende comprovatamente solide, indipendentemente dalla dimensione, e che contribuiscano fattivamente all’acquisizione o gestione della commessa.

Appreso il nome del potenziale nostro nuovo prime contratctor, comunicammo subito le nostre perplessità e le nostre policy e ci prendemmo una settimana, che poi divennero due, per delle verifiche. Nel frattempo, venimmo presentati al big system integrator e da allora tutti i giorni siamo stati bombardati e coccolati per accettare la subfornitura,  ma non accettammo, ed ecco il perchè.

Dalla nostra veloce due diligence, stranamente più accurata a quella del top ufficio acquisti (tra l’altro talmente top che paga servizi per essere sempre collegato ai sistemi di rating creditizio, alla centrale rischi della banca d’Italia … database criminale 🙂 ) risultarono vari problemini: protesti, considerevole numero di dipendenti già licenziati o in cassa integrazione, cifre alte  sui  crediti presenti sui bilanci dell’ultimo esercizio e degli esercizi precedenti, verso “fornitori” (Ahi!) , banche, etc. 

Scoperto ciò,  naturalmente ci defilanno, lasciando al cliente la possibilità di rinnovarci “direttamente” il contratto per altri 3 mesi, tempo in cui avremmo eseguito un onesto passaggio di consegne.  Il cliente accettò ma fino alla fine ricevemmo lo stesso pressioni (che evito di raccontare) per accettare la proposta, da prima arrampicandosi sugli specchi per illustrare la solidità del Big System Integrator che a loro detta era in ripresa.

Una volta usciti, venimmo a sapere che dopo circa 6 mesi l’area fu praticamnete smantellata per una serie di problemi operativi, tra cui la fuga dei 4 gatti messi sul progetto dall’affidabile system integrator, che purtroppo stava fallendo e non pagava più nemmeno gli stipendi ai dipendenti … figuriamoci  ai fornitori. Uno di questi malcapitati lo assumemmo noi e collocato altrove.

Per vostra info, varie aziende operanti intorno a questa grande realtà sono fallite, per episodi di questo tipo, e ciò succede anche altrove, soprattutto intorno alle realtà pubbliche e casermoni privati che non di rado pagano già abbastanza tardi i fornitori diretti, poi aggiungiamo il probabile delay ai subfornitori. Sulla carta (ufficialmente) certi tipi di aziende che giocano con il destino dei fornitori (piccoli o grandi) non pagano poi così tardi, apparentemente ritardi tollerabili, che aiutano a mostrare nei bilanci uno stato di salute non veritiero,  spostando la competenza di crediti/deviti e la disponibilità di liquidità.

Scusate se scrivo cose risapute per molti, salvo forse le istituzioni (visto quello che dirò sui controlli), ma il post potrebbe avere raggiunto e incuriosito chi non entra in queste faccende, profili diversi da imprenditori, ammininistrativi o sales account. 

Infatti la competenza delle voci in fattura si dichiarano facilmente come si vuole e la data di scadenza di pagamento della fattura parte da quando si è riusciti ad emettere la fattura e non dal periodo reale della competenza del servizio/prodotto erogato/fornito.   Per quanto detto un fornitore potrebbe trovarsi ad anticipare mesi e mesi di costi della merce fornita, ad esempio dei dipendenti potrebbero essere stati  6 mesi al servizio del cliente, senza che ci sia un ordine, un RDO approvato, o addirittura uno stralcio di richiesta di offerta, e da qui non capisco come le persone collegate a questi contratti mancanti/in ritardo possano essere autorizzate a frequentare i locali del cliente ed essere regolarmente coperte dall’INAIL o altri tipi di assicurazioni o autorizzazioni. Tanto per fare un esempio accaduto a noi su questi tipi di situazioni, vi racconto che l’azienda del caso di gara anomala illustrata di seguito è arrivata a farci un ordine 5/6 mesi dopo che avevamo finito di erogare un servizio (non ci voleva proprio come fornitore 🙂 ),  il problema non è tanto questo, quanto il fatto che riguardava un servizio identico fatto precedentemente su un periodo temporale diverso e  per il quale eravamo giunti ad un accordo economico dopo una trattativa all’ultimo sangue e su questo servizio gemello, già chiuso da 5/6 mesi, ci hanno chiesto pure di rivedere l’offerta economica al ribasso.

 

Un altro caso vagamente simile al caso primario qui esposto ci è successo in una top realtà pubblica (nella top 25 delle aziende italiane), ma in questo caso orchestrato da un dirigente che si prodigava per trovare risorse/aziende “disposte” a lavorare per un suo fornitore, che aveva vinto un importante lotto di servizi IT, chissà come aveva fatto se non aveva ne le competenze, ne le garanzie di stabilità e probabilmente nemmeno aveva pagato le cauzioni (bancarie o assicurative) che di norma si richiedono per questi affidamenti. Dopo la nostra solita due diligence rifiutammo di lavorare per questa azienda, ce ne  venne proposta un’altra ma pure questa non stava messa affatto bene a conti, ciò purtroppo poteva dipendere dal fatto che lavorava “esclusivamente” nell pubblica amministrazione e non la parte “buona” e più puntuale, che c’e’ e ce n’è tanta.  

GARA PUBBLICA AD INVITI PER L’EROGAZIONE DI SERVIZI ALTAMENTE PROFESSIONALI

Non molti anni fa, abbiamo partecipato ad una gara per dei servizi in una Top realtà Italiana (molto Top, tra le prime 10) ed il capitolato di gara era perfetto, mai visti così chiari i requisiti di partecipazione, la descrizione capillare del servizio da erogare ed i criteri di punteggio, il che abbiamo pensato: “Cavolo! Qui le chance sono buone.”, “Basta essere pessimisti con il sistema e con certi tipi di realtà”, “Fiondiamoci sulla gara perché in questo caso sembra non si corrà il  rischio di perdere tempo e vanificare le solite corse a rispondere a gare notificate all’ultimo momento”. Nel caso specifico DBS per uno spiacevole e bizzarro incidente di posta PEC, di cui non non abbiamo capito le cause,  ricevette i documenti di gara con 3 giorni e mezzo di ritardo,  attraverso ad una mail normale indirizzata singolarmente ad una nostra dipendente: sembra che siamo stati pure fortunati perchè la mancanza (il fatto di essere stati dimenticati) venne scoperta per caso a seguito di una  chiamata telefonica quasi causuale da parte dell’ufficio acquisti, chiamata che a dir loro avevano fatto per sicurezza e gesto di cortesia e per accertarsi che avessimo ricevuto l’invito alla gara,  ad una gara di cui avevamo segnalato ufficialmente la nostra manifestazione d’interesse; oppure siamo stati chiamati perchè non cerano abbastanza cavalli a concorrere per rendere la gara regolare, anche se avavendo manifestato anzitempo la nostra intenzione a partecipare ed avendo tutti i requisiti – forse l’unica tra le partecipanti – era un atto dovuto.

 

Di 7 giorni di tempo per rispondere ce ne rimanevano 3 e mezzo rispetto agli altri 2/3 concorrenti, ma che importa se dobbiamo fare le corse (ci siamo detti) abbiamo tutto: siamo Megagalactic Partner su su due tecnologie, abbiamo tante  referenze analoghe al servizio da erogare e certificazioni individuali alte possedute dai nostri dipendenti e …. ohibò perdiamo contro chi sapevamo con certezza che dei tanti requisiti ne possedeva ben pochi, la conoscevamo benissimo l’azienda vincitrice perché è un Big System Integrator, spesso nostro “competitor”,  che vanta di saper far tutto ai massimi livelli e quindi competitor anche su vari servizi di nostra eccellenza fin dalla fondazione dell’azienda, il tipico system integrator che ha sempre tutte le figurine. Tra i tanti requisiti, in questa gara era obbligatorio l’impiego di propri dipendenti: in effetti sul servizio la società vincitrice mise, tra i tanti, uno che era un loro dipendente, peccato che lo avevano assunto in fretta e furia da noi subito dopo aver vinto la gara, ma  peccato che da requisito il personale doveva essere in forza alla data della consegna delle buste e peccato che avevano preso il dipendente senza certificazioni, più economico, più  junior e meno competente di quelli che avremmo impiegato noi, ma lo conoscevano perchè lo avevamo fornito  tempo addietro per un’attività. Poi scoprimmo che di fatto il team impiegato è stato ridotto rispetto ai requisiti di gara: e per forza  senno come avrebbero fatto a guadagnarci abbastanza dato il servizio così altamente qualificato, comunque lato offerta economica erano usciti a pochissime migliaia di euro sotto di noi.

 

Dopo alcuni inutili tentativi di richiesta di annullamento della gara, facendo presente le irregolarità a noi note, sia all’ufficio acquisti che alla struttura tecnica del cliente, abbiamo denunciato l’accaduto all’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione), che naturalmente, ha i suoi tempi ed il suo bel da fare, in questo paese,  e per anni non ha dato riscontri, pur dietro solleciti di nostri legali,  ma poi quando stavamo vicini ad ottenere giustizia, io ho preferito lasciar perderete sia perché il tempo guarisce ogni ferita e lena la rabbia, probabilmente è su queste sagge considerazioni che alcune strutture costruiscono i loro successi affiche’ le cose vadano nel verso desiderato, ma abbandonammo  la causa perchè avremmo colpito anche due alti dirigenti nostri “conoscenti” ed ex. colleghi, che prima, stimavamo,   e che si erano lasciati “silenziare”  dal sistema e che per me come punizione è bastato quante glie ne ho dette e scritte e la figura pietosa che hanno fatto: lato  struttura tecnica zero reazioni, l’illustre l’ufficio acquisti invece una volta si è degnato di risponderci che non possono controllare tutto e che poi i partecipanti avevano firmato una “dichiarazione sostitutiva dell’appaltatore di possesso requisiti” anche se probabilmente non coincideva con la dettagliata foto aziendale richiesta per la registrazioni all’albo  fornitori. In particolare nell’abbandono della causa ha prevalso un senso di affetto e riconoscenza per i bei tempi trascorsi, soprattutto come colleghi,  di uno sei due in particolare che nonostante tutto sono sicurissimo essere una brava persona, ma  sta  in un sistema dove è difficile lavorare bene, e che per sua stessa ammissione lui non approva, in quanto a mentalità e valori è un pesce fuor d’acqua,  persona che ha commesso il “crimine”   (purtroppo insieme ad altri) nostante sia un dirigente di peso, che può fare qualcosa,  di lasciare che accadano questi scempi, e nei mie confronti e di DBS, dato il Rapport, di averci fatto perdere tempo e denaro per fare il cavallo che era bocciato in partenza, mi aspettavo di essere avvisato.

 

Comunque noi all’ANAC non l’abbiamo più sentita e non è che gli avessimo chiesto ufficialmente l’annullamento della pratica.

 

Insomma, da questo ed altri casi, anche qui citati, possiamo affermare che i controlli sono innanzitutto pochi, arbitrari e potrebbe non scattare nessuna verifica anche di fronte a segnalazioni con prove evidenti, forse scattano a seconda dello stemma che si porta e se si è o meno attaccati con le radici nei locali dei clienti.

 

Faccio presente che precedentemente, all’incira tra i 6 ed i 12 mesi prima, per un affidamento diretto sotto soglia che prevedeva profili analoghi siamo passati per mesi sotto ai raggi X con tanti problemi sollevatici per i nostri costi elevati, cosa non assolutamente vera, anzi estremamente competitivi per la qualità certificata delle persone, ma certamente distante da accordi quadri inversomili, a cui non so come, altre aziende riescano a pagare certi profili qualificati (in realtà un pò di cose le sò, in particolare grazie al canale delle selezioni HR interne e amicizie), risorse che poi spesso non sono nemmeno loro dipendenti il che rende ancora più inspiegabile le condizioni economiche offerte nell’accordo quadro per certe figure professionali,  ed è da qui che nascono inevitabilmente le situazioni sporche.

{Il peso eccessivo che in Italia viene dato all’offerta economica, privileggiando troppo il prezzo al ribasso,  rispetto a tanti gli altri elementi che andrebbero validati sul servizio o prodotto, danneggia il paese ed è pieno di esempi passati alla cronaca che lo dimostrano: è così che ci ritroviamo ponti e strade con materiale scadente; che ci ritroviamo servizi IT gestiti da personale che su una specifica componente IT (fondamentale sul servizio) sa fare poco più di start/stop, capire se c’è un errore e chiamare qualcun’altro per intervenire per risolverlo, ma così è difficile che i sistemi girino nel migliore dei modi.   Più che altro è sbagliata la logica di ribasso sul costo unitario,  ad esempio di un professionista; per la mia esperienza di una vita  poche/pochissime persone molto specializzate possono globalmente costare molto meno e dare un servizio qualitativamente molto più elevato e completo, potrei citare casi concreti dove la qualità del servizio è peggiorato nonostante il n. di persone siano cresciute di un fattore 10 (ci doveva forse magiare qualcuno ?).  L’altro rovescio della medaglia di queste policy è che a lungo andare si alimenta la crescita di personale molto general purpose (che di conseguenza ha costi limitati), invece che crearsi un mestiere specializzato (consolidare conoscenze), viene sbattuto in attività ogni volta di tipo diverso a secondo della gara a ribasso vinta dal network dell’azienda di cui fa parte. Si salvano quei pochi ragazzi o uomini che hanno deciso la loro professione, spesso dipendente da una vera passione, e se il lavoro offerto non è in linea cambiano aria.}

 

Tornando all’accaduto, prima di poter ricevere l’affifdamento suddetto,  ricordo che il cliente (ufficio acquisti), prima di  cedere alle nostre condizioni, tra l’altro di miglior favore,  propose varie soluzioni ottimali per lui,  che consistevano nel  passare per il system integrator X o Y, X era il loro preferito, e poi guardacaso è quello che ha vinto e che prima, ma pure poi, non aveva soluzioni/risorse/certificazioni sue. In questo caso i nostri lineari ragionamenti per non accettare di passare in subfornitura, a parte quelli citati altrove, furono:  mettiamo su un centro di competenza che costa mantenere come tale (training, sperimentazione, stipendi regolari in linea con il mercato della posizione che ricoprono: la vera posizione e seniority) e vado a mettermi nella filiera pure a tariffe fortemente scontate, che eravamo disposti a concedere per aprirci una strada che credevamo interessante come prospettiva, magari sui volumi di affari. Ma poi se chiaramente la prospettiva non c’è, a noi chi ce lo fa fare a lavore in certe condizioni,  quando possiamo tranquillamente essere ingaggiati da altri clienti di approccio più meritocratico ai rate assolutamente competivi stabiliti da noi, senza tutte queste storie e giri carpiati,  anche se a volte le trattative sulle tariffe sono pesanti e giustamente ritoccate in base ai volumi di affari e regolarità di pagamenti dei clienti, ma mai e poi mai  ai livelli di “miglior favore” che si trovano in certe realtà: tipo 200 euro al giorno per uno specialista senior su aree anche abbastanza  di nicchia quando, se inquadrato regolarmente, di solo costo  servono 150 euro per uno  junior di 2/3 anni di esperienza, ed in media 270 euro un senior/master discreto (rispettante certi requisiti di commessa), poi si  dovrà anche guadagnare qualcosa e quindi i conti non tornano.  

 

Quanto raccontato è solo un esempio fra i tanti di storie  vissute personalmente da DBS, fortunatamente la maggior parte evitate presto grazie allo sviluppo continuativo del senso del pericolo e la conoscenza del tessuto delle aziende. Amici e conoscenti mi racconatno, purtroppo, casi di tante altre aziende sane di onesti lavoratori che incappano in questi problemi. Ed è per questo che il nostro team Sales ha il mandato di fare lo scouting partendo in primis dall’indice  di appetibilità del cliente, basato principalmente, sul presunto valore come realtà meritocratica stabilito sia a livello di azienda, area di lavoro, che singole persone, perché non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, alla KPI uniamo cose come “politicizzato”, nel senso negativo, etc. ma chi vi scrive è un apolitico, apprezza caso per caso le singole azioni, e come desumibile da questo post, non ha mai potutto apprezzare un numero di azioni/provvedimenti abbastanza positivie da parte di un partito da far propendere l’ago della bilancia da una corrente piuttosto che un’altra.

Da imprenditore mi sarei aspettato un indirizzamento e supporto maggiore dalle istituzioni, ma quantomeno l’indirizzamento me lo lo sarei aspettato come giovane e futuro lavoratore, e per tutti gli altri giovani di oggi, i miei fantastici e adorabili genitori in buona fede a 14 anni ebbero la bella idea di farmi iscrivere pure all’ufficio di collocamneto dove ho perso tempo a recarmi per tanti anno per salire in graduadtoria per ambire ai prestiggiosi sbocchi che ti offrivano i navigator di allora.

PERIPEZIE PER FINANZIARE LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI INNOVATIVI

Abbiamo provato più volte a chiedere finanziamenti per progetti innovativi che ci sarebbero stati veramente utili per automatizzare una parte complessa del nostro core business, tentando sia il canale banche per accesso ai fondi europei che quello di gare pubbliche, privilegiando naturalmente quelle che prevedevano una parte di fondo perduto.

Ad esempio, nel 2012 pensammo a qualcosa di simile agli attuali Splunk ed Elastic, un sistema di log analytics e di performance assurance basato interamente su un sistema analitico che andava ad aggiungere molto valore e funzioanlità  ai sistemi di monitoraggio tradizionale di allora (service assurance) quali Nagios, HP Open View, etc. Beh! Per quanto possiamo aver descritto male il progetto od essere sembrati incapaci d’implementare quanto descritto sulla carta ci siamo trovati spesse volte a spiegare l’AbC delle componenti/soluzioni base  IT che esistono dalla preistoria, a grandi ed importantissimi istituti.

Visto il successo dei prodotti suddetti, diffusisi molto dopo in Europa ed in Italia,  forse la nostra  idea non era malvaggia.

Dopo diverse delusioni, nel 2015 su consiglio di un amico, che di gare ne faceva tante, consiglio sostenuto anche da un consulente veterano che si stava insistentemente proponendo affinche lo ingaggiassimo, agimmo “FURBAMENTE”: presentammo un progetto super innovativo per realizzare delle funzionalità base (assolutamente non avanzate, qualcuno ci raccomandò) … niente poco di meno che di un “CRM” e così vincemmo e come molti di voi sanno i primi CRM decenti sono usciti circa 25 anni fa, evolvendo velocemente funzionalmente e a livello di architetture sempre più integrate con soluzioni applicative complementari.

Il “trucco” è stato banale, fare il progetto più semplice possibile, di dominio pubblico, in modo di aumentare le chance di essere compreso da chi lo doveva valutare, così facendo, però non è possibile intervenire sulle priorità della propria impresa e difficilmente si finanzia l’innovazione vera.  La priorità di un azienza oggi, salvo PMI o aziende non tecnologiche, non può essere  su processi/funzioni di staff basilari, quelli si spera siano già a posto, non possono essere considerati alta innovazione, anche perchè se la gara mira a finanziare nuovi sviluppi SW, diventano probabilmente fondi innovazione inutili, ce ne sono già tanti di prodotti gestionali belli e fatti.

Inoltre, nel caso specifo c’è stata qualche tangibile “potatura” sull’importo  finanziato dovuta a motivi assurdi che andavano a tagliare delle spese fondamentali che dovevamo sostenere, ma finalmente arrivò la soddisfazione di VlNCERE e di avere oggi un nostro CRM ed ERP sul quale però, a causa del forte taglio di budget subito,  ci abbiamo dovuto aggiungere il carico da novanta per completarlo, supportati almeno in parte dalle forme di finanziamenti di seguito indicate. Comunque, anche se non era la nostra priorità,  oggi quel piccolo finanziamento ricevuto  ci ha permesso di risparmiare molto, limitando l’utilizzo da parte nostra di un CRM come Salesforce, ma se il finanziamento lo avessimo ricevuto sull’altro progetto potevamo avere più spinte sulla commercializzazione di un nostro prodotto.

Nota: del consulente aziendale esperto in supporto gare che precedentemente aveva lavorato tanti anni in enti che gestiscono le gare pubbliche, ce ne liberanno perché avevamo capito che, l’unico vero contributo che ci poteva dare, a parte il consiglio suddetto, era una allusiva  (?) sponsorizzazione presso i suoi ex. colleghi, con il fardello di una fee piuttosto onerosa in caso di buon fine della gara. 

 

Noi, comunque, abbiamo continuato ad investire in progetti innovativi, ma molto di tasca nostra e poi in parte con sgravi fiscali sotto forma di credito d’imposta perseguendo la strada della Ricerca & Sviluppo che richiede tanta burocrazia e obbligatoriamente un intermediario qualificato e costoso, elementi che nel complesso rendono i benefici moderati,  ma è una strada percorribile per finanziare l’innovazione vera.

PANORAMICA DEI MALCOSTUMI E DELLE DIFFICOLTA’ CHE RALLENTANO IL SISTEMA-PAESE

Beh! Il Sistema Italia (comprensivo dell’arretratezza delle infrastrutture, la burocrazia e la lentezza dei servizi, le caste, i malcostumi e la mentalità poco professionale di una parte dei lavoratori) sono ostacoli tostissimi da superare,  ostacoli su cui potrei scrivere diversi libri che potrebbero essere d’ispirazione per la classe politica, per individuare alcuni interventi da fare nel paese, libri che scoperchierebbero anche alcuni altarini.  

Da quando abbiamo avviato l’attività, l’azienda ha affrontato così tante minacce, che noi soci, ed io in particolare, abbiamo sviluppato il famoso sesto senso dell’Uomo Ragno in grado di avvisarci dei pericoli, da qui la scelta dell’immagine di copertina e nel post. 

Per questo motivo, per pura necessità di sopravvivenza,  ma anche per la mia indole e senso di giustizia, io in pratica sono “dovuto” diventare un legale, un consulente del lavoro e un giuslavorista allo stesso tempo, anche perchè molte questioni per la loro risoluzione richiedono  un’intervento e verifica da parte di ognuna di queste figure.  A livello pratico riesco ad arrangiarmi più di tanti studi di medio livello, grazia anche  ad una visione allargata/integrata ai tre mestieri indicati,  oltre al vantaggio della conoscenza delle dinamiche del settore dell’assistito (ICT) e di tutti, proprio tutti, i processi di staff).

    Di seguito mi limiterò a citare qualcuno degli ostacoli, e chissà, forse un giorno m’impegnerò di più affinché si possa fare qualcosa di tangibile per estirparne qualcuno, visto che da curioso e pignolo che sono, ho voluto vedere con i miei occhi il funzionamento di alcuni ingranaggi del sistema paese, tra cui quello della pubblica amministrazione e della macchina della giustizia.

Malaffare e carenza di controlli 

Questo è il primo problema, il cui peccato originale però deriva dall’arrivismo e una carenza di etica professionale.  Spesso nei notiziari e nei vari documentari che trattano dei problemi strutturali del sistema paese o di quelli ancor più gravi di corruzione/irregolarità  non vengono rilevati i giochetti fini dei briganti (tipo quelli desumibili dagli esempi del paragrafo precedente, che qualcuno con più tempo e perchè per mestiere sta nel campo della giustizio o dell’informazione, potrebbe spiegare più chiaramente), si da la punizione esemplare al malfattore beccato (almeno mediaticamente perché poi è libero in men che non si dica)   ma poi si spengono i riflettori e non si allargano i controlli, magari nello stesso nucleo di imprenditori, aziende o sulla casistica del giochetto.

Osservo e mi raccontano episodi  d’irregolarità e di molta sospetta illegalità (facendo 2 + 2)  sia nel pubblico che nel privato, a volte nate volutamente e a volte derivanti da un modo di lavorare superficiale (come nei controlli), modus operandi che va avanti per inerzia, anche perché ci sono situazioni di contratti errati frutto della confusione delle tanti leggi e pochi legali che le conoscono/interpretano bene, ad esempio sulle regole del lavoro legate anche ai contratti commerciali. Chissà quante somministrazioni illecite di personale ci sono in giro, oppure persone che lavorano in una determinato luogo/locale e non potrebbero affatto starci  perché se gli  capitasse un incidente non avrebbero una copertura INAIL/sanitaria, etc. etc. etc. e qualcuno pagherebbe amaramente e questo perchè ci sono ad esempio subfornitori non dichiarati, magari nemmeno con un contratto in regola con chi li ha “ingaggiati” alla fine della filiera.

Arrivisti

Facendo l’imprenditore, capisci che per le cose di sostanza puoi contare solo su te stesso e pochi altri come te ed in linea con i tuoi valori; capisci, che è necessario combattere, perché troverai sempre qualcuno che tenterà di buttarti giù o lucrare sulle tue competenze (essendo loro dei legacy o poco inclini alla strada della competenza aggiornata), sul tuo tempo e sui tuoi investimenti (che al di fuori degli imprenditori sono pochi a rischiare di farli e di perdere qualcosa di veramente tangibile), anche solo per interessi personali e tu non glielo devi permettere, in nessuna maniera. Troverai chi per i suoi interessi personali, pur non avendo nulla contro di te,  pur magari dovendoti riconoscenza e avendo con te una certa confidenza e rapporto di lungo periodo, non si farà scrupolo di danneggiarti, violando qualsia valore umano e di etica professionale.  E mano man a mano che succedono queste cose diventi sempre più pratico, e questo è un gran bene, ma purtroppo diventi anche un pò cinico per difenderti, che è un po’ meno positivo. 

Giustizia lenta e carenza dei controlli

Il personale della giustizia è sottodimensionato e con una preparazione e strumentazione inadeguata, non adeguata ai nostri tempi, sicuramente gli servirebbe almeno un’ottimizzazione dei sistemi informatici e più informatici e professionisti di vari settori a supporto delle cause, non basta una consulenza tecnica (CTU) chiesta per chiarimenti banali nelle udienze oltretutto finali (passati quei 2/3 annetti), poi però come molti statali non è che si ammazzino di fatica, giustamente, non è che a discapito della propria salute possano sobbarcarsi loro tutte le innumerevoli cause  in coda e dare tempi certi di giustizia, risultato con il quale si potrebbe ridare anche più fiducia agli investitori stranieri. 

Se si facessero più controlli, e controlli seri sulle gare, anche su certi tipi di contratti di affidamento diretto (leciti per una privata o una pubblica o partecipata sotto certe  soglie e condizioni)  per il rispetto delle norme del lavoro, ne verrebbero fuori delle belle, soprattutto su contratti dove dietro c’è un  body rental, che sia si tratti di realtà private o di pubbliche, possono presentare delle gravi iirregolarità: non c’è uniformità di regole/requisiti fatti rispetatte ai fornitoru, si possono nascondere situazioni di somministrazione illecita di personale anche se le normative , come al solito, in alcuni punti sono poco chiare e poco personalizzate per settore e per figura professionale.

Se la giustizia funzionasse meglio e le regole commerciali/lavorative venissero maggiormente rispettate, tipo i tempi di pagamento che in quasi tutto il resto del mondo hanno tutt’altre tempistiche,  chissà quale sarebbe il quadro aggiornato dello stato di salute delle imprese italiane, forse qualcuna di quelle che non ce l’ha fatta sarebbe ancora viva e vegeta, forse qualcuna che sta al top sarebbe una media o fallita/indagata. Ma la giustizia è un problema secondario, il problema è il perché nei tribunali arrivano così tante pratiche; forse, come sostenuto nel paragrafo finale di conclusioni, in parte dipende dal fatto che i cittadini non sono abbastanza informati/consapevoli su quali azioni/comportamenti siano da ritenere giusti e quali  sbagliate, quindi si sbaglia anche in buone fede o alcuni onesti lavoratori non riconoscono il malsano dell’ambiente dove si sta, per denunciarlo o quantomeno abbandonarlo se se ne hanno le possibilità.

Molti imprenditori potranno confermare che non è facile trovare legali capaci e “pratici”, che diano delle risposte certe, comprendano appieno le dinamiche dei vari settori lavorativi, e a questi alcune volte possiamo aggiungerci anche commercialisti e fiscalisti, altri contesti dove esercitare la professione in Italia non è  così facile  per la complessità delle norme ed il loro frequente cambiamento. Da qui le lunghe ricerche per trovare degli studi affidabili, che potessero darci davvero un valore aggiunto, ed il primo colloquio di selezione ed eventualmente un primo test su un caso pratico lo hanno superato in pochi. In tanti di professionisti hanno una buona teoria ma poi si perdono nella pratica ed in aspetti organizzativi citati più avanti.

 

Condizione di lavoro per fare impresa difficili e sfavorevoli per competere con gli altri paesi

In Italia ci sono regole e scenari diversi e peggiori rispetto ad altri paesi europei, tipo sui tempi di pagamento, i tempi di giustizia ed il cuneo fiscale:  già con questi punti sfavorevoli fare impresa è più difficile sia in Italia che nel mercato globale. Anche l’internazionalizzazione è importante, perché siamo in un mondo sempre più globalizzato. Se a quanto poc’anzi indicato ci aggiungiamo gli altri aspetti qui indicati, le cose si complicano ancor di più, tipo il vizio della filiera eccessiva di fornitori, spesso nascosta, che non può non presentare delle magagne.

Arretratezzata tecnologica generale e  specialistica nelle istituzioni e negli studi professionali

Riguardo l’arretratezza tecnologica l’Italia in confronto ad alcune parti del mondo, pur essendo in teoria la settima potenza mondiale, salvo che in alcuni contesti, recepisce innovazione quasi come fanalino di coda, dopo nazioni molto più piccole di noi.  Di seguito provo ad ipotizzarre i motivi.  

    Innanzitutto questo problema dipende da quanto indicato nel punto successivo (“Mancanza di programmazione delle figure professionali che serviranno nel mondo del lavoro”), che è causa anche del fatto che c’è molta disoccupazione (soprattutto giovanile) e aggiungerei lavoratori attivi ma meno formati e qualificati. In Italia sono troppo pochi i laureati in gamba con specializzazione che abbiano una tangibile base scientifica (che sarà sempre più importante anche in lavori prevalentemente umanistici) e che rimangono in Italia, mentre sul mercato servirebbero tantissime figure professionali nuove e non nuove con un background tecnico, anche sul fronte di professioni consolidate c’è carenza nel paese, soprattutto sulla fascia di specializzazione più alta. Una base scientifica/tecnologica sarà sempre più importante in ogni tipo di mestiere che si andrà a fare anche se il lavoro è prevalentemente “umanistico”, ciò perchè dovrà svolgere la professione in un mondo sempre più tecnologico da qui le lacune qui segnalate su istituzioni e studi di consulenza che abbassano l’efficienza  professionale.   Dalla mia posizione di manager in una Information Technology Company sento l’esigenza di assumere per la mia azienda, per i mie clienti e la sento manifestare in tantissime altre  aziende, ma ci sono profili quasi introvabili, così come è diventato difficile trovare anche il solo laureato in discipline tecniche che sia adeguatamente qualificato e pronto ad inserirsi nel mondo del lavoro, spesso ti devi accontentare di quel che si trova e lavorarci con un periodo più lungo d’inserimento e formazione. 

Inoltre, ne vedo l’esigenza in tante istituzioni e organi statali che vanno avanti come una carretta, tipo la macchina della giudistizia, dove servirebbero specialisti di vari settori dentro i tribunali, sicuramente informatici perchè ad esempio non si può chiamare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per delle banalità e allungare ancora di più i tempi dei processi. Purtroppo  tra queste banalità ci sono gli elementi base di accessori tecnologici che molti usano nella vita di tutti i giorni, come una rete informatica domestica, ma molti giudici non li usano perchè a lavoro forse non ce l’hanno, e non possono parlare con un collega del reparto IT.

Ho saputo da amici in settori importanti della difesa del paese, che gli servirebbero ad esempio degli esperti di sicurezza informatica, mi dicono che loro  di queste figure ne avrebbero bisogno come il pane, ma non le possono pagare più di tanto per tetti salariali troppo bassi sul personale tecnico, quindi anche se è inopportuno e insucuro, sono costretti a delegare a consulenti esterni la gestione di delicate attività o di sistemi critici.

     Il ritardo tecnologico in cui versa l’Italia, scandaloso in molte piccole e medie imprese,  in parte dipende da:

  • presenza di sistemi applicativi che a forza di customizzazioni funzionali e pezze su pezze a bug, workaround, etc. diventano complessi e onerosi da upgradare su nuove tecnologie o piattaforme operative;

  • tanti manager che dovrebbero prendere le decisioni sono sempre un pò in ìndietro a livello di  aggiornamento sulle nuove tecnologie presenti sul mercato ed il loro stato di maturità (e non solo nelle PMI),  e nonostante sono aperti a ricevere potenziali nuovi fornitori, del tipo indicato al punto successivo, dato che spesso hanno poco tempo e di conseguenza ne  concedono altrettanto poco nelle valutazioni,  non è facile  convincerli ad utilizzare le soluzioni portate sul tavolo, anche perché parte del poco tempo che hanno è usata dal fornitore per infondergli una consapevolezze su concetti anche basici (awareness) prima di passare ad argomentazioni più sostanziose di bontà di una soluzione; tuttociò si è accentuato soprattutto negli ultimi 4/5 anni per via del boom tecnologico che storicamente non ha mai immesso nel mercato  così tanti prodotti , tutti assieme;  a questo si lega il problema che per come “gira il fumo” nel nostro paese (in parte descritto nell’aricolo) si fa fatica ad avere il personale che si aggiorni abbastanza velocemente per gestire o semplicemente lavorare da utente finale con nuove tecnologie;

  • alla stregua delle giovani e/o medio/piccole aziende specializzate, che nel mercato hanno un ruolo di system integrator o software house, hanno difficoltà a far breccia dai clienti molti HW/SW Vendor proliferati negli ultimi 10-15 anni, altamente innovativi che in qualche misura hanno gli stessi problemi delle prime e devono scansare prodotti di HW/SW Vendor che a torto o a ragione sono radicati dal cliente insieme ai Partner che li hanno supportati, “chiamiamolo” fenomeno di Nonnismo, che se il nonno  è in forma e si tiene aggiornato e allenato allora è tutto OK e va meglio della “recluta”.  Faccio presente che mi riferisco a tecnologie di vendor e ai vendor stessi che in questi anni hanno riscosso molto successo in moltissimi paesi nel mondo, con numeri che parlano chiaro sulla diffusione e maturità di prodotto, ma forse non tanto per l’Italia.

    Basta vedere lo stato dell’innovazione tecnologica in una delle grosse aziende private di stampo americano che c’è in Italia per capire il gap che abbiamo, anche se in questo momento è in ripresa sull’ultima ondata di innovazione, ma tra diversi anni la storia ricomincerà se non si cambia registro.

    Come ho indicato all’inizio, la maggior parte dei professionisti sono anche bravi, teoricamente, nella loro specializzazione verticale, ma non sono pratici perchè  spesso la teoria, per giunta verticale, da sola non basta, va unità  ad altre competenze complementari ed oggigiorno occorrono anche questi altri soft ed hard  skill: 

1] La propria capacità organizzativa per gestire sempre più task simultaneamente, quantomeno anche se i task si allungano, non va fatta  confusione o smarriti alcuni documenti/input forniti dai clienti sulle tante pratiche lavorate (oramai diventata indispensabile con i ritmi della vita odierna)

2] La capacità di usare strumenti tecnologici per migliorare l’organizzazione e aumentare la produttività (oramai diventata indispensabile con i ritmi di oggi: eppure spesso c’è chi ancora non sa usare discretamente strumenti Office come Word ed Excel)

Ho trovato non pochi professionisti che non hanno nemmeno ben chiaro il concetto di utenza applicativa, di gruppo di utenze, di regole basilari di come s’impostano  e si mantengono delle  password sicure, figuriamoci come possono  fare a  garantire il rispetto della  GDPR/Privacy.

3] Infarinatura/contestualizzazione nel settore di attività dell’assistito o sulle tematiche da affrontare.  

La carenza sul questo punto  si può anche tollerare, anche se va a discapito del forte coinvolgimento del cliente assistito. Ma è auspicabile che il professionista conosca almeno i concetti base  sul diritto del lavoro, della contabilità e l’informatica di una piccola rete domestica.

Una legge va interpretata nel mondo reale, in un settore specifico, per una casistica  che può essere complessa e ambigua,  da contestualizzare nelle modernità di oggi WhatsApp, Web Meeting o para-contratti fatti ad esempio  checkkando un campo su una pagina web e attraverso questi si concordano delle cose che potrebbero essere non rispettate e da cui nascere un contenzioso. Beh! E’ a fronte di questo mix di condizioni che mi è capitato di testare dei legali e consulenti del lavoro che si perdevano in un bicchiere d’acqua fino a trovare quelli mi hanno convinto perchè non mi dicevano cose astruse anche quando mi avevano fatto perdere ore di tempo a spiegargli il mio settore e strumenti tecnologici, che oggi sono usati quantomeno in tutte le medio/grandi aziende. Di quelli che oggi ci supportano di buon auspicio c’è stato il fatto che usavano molto la tecnologia, organizer, etc.

Chi s’incartava perchè non afferrava l’attività/mansioni di un collaboratore dal cliente o perchè il contratto è stato fatto con una spunta di check box su una pagina web, chi sulla presentabilità delle prove in funzione del tipo di formato elettronico, ….

Perplessità tipo: rientra in questa violazione un certo tipo di lavoratore se il settore/mestiere è uno dei tanti ancora non censito dalle istituzioni ?

Mancata di programmazione delle figure professionali che serviranno nel mondo del lavoro

Occorerrebbe un rapporto più diretto ed intenso tra istituzioni ed impresa, per individuare le esigenze di domani cosa che dall’interno delle istituzioni da soli non riescono a comprendere ed è comprensibile dalla carenza di competenze tecnologiche e di figure lavorative moderne che già servirebbero all’interno della PA, che per questo motivo arranca nei suoi processi interni, pure di censimento,  e si capisce subito da: le liste di professioni disponibili quando iscrivi un ragazzo allo sportello stage; dagl’inquadramenti e percorsi formativi possibili previsti per gli apprendisti; dall’elenco dei titoli dei corsi disponibili a livello di centri di formazione convenzionati e collegati alla cessione dell’8 per mille (quasi tutti buoni solo per le persone di staff).

Forse, le imprese tecnologicamente innovative potrebbero essere maggiormente coinvolte per dare il loro contributo a “censire” nel dettaglio le nuove professioni o competenze utili nel mondo del lavoro, e ad erogare corsi di formazione in complementarità agli arcaici network dei fondi formativi associati “all’8 % 1000”. Fortunatamente, da poco, è nato uno strumento che, anche se in misura ancora contenuta,  finanzia maggiormente l’autoformazione dei propri dipendenti all’interno delle imprese, però non si sa se sarà una meteora o un punto fisso come i fondi di ricerca e sviluppo: QUESTE SONO POLITICHE ATTIVE DI LAVORO 

Ritrosia dei lavoratori ad informarsi sulle regole che disciplinano il lavoro

Non sarebbe male che solo per il fatto di appartenere ad una categoria, che tra l’altro riguarda profondamente la stragrande maggioranza delle persone, come quella del lavoratore dipendente (statale o non),  che tutti prendessero meglio visione del proprio contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) o regolamenti, codice etico comportamentale della propria azienda, informative sulla privacy, riservatezza etc. che è una cultura che non guasta e che potrebbe evitare gesti inconsulti o semplicemente non suscitare delle cattive impressioni sulla maturità di stare in società.

Insomma potrebbe essere utile conoscere i propri diritti e doveri, cosa che non si comprende con una formazione troppo a macchia di leopardo, ad esempio con ricerche spot su internet, da cui di potrebbe incappare in informazioni fasulle.

Prendendo visione di questi documenti una persona potrebbe farsi una coscienza utile di cose tipo: che signifia essere un profilo quadro o un supervisor (equivalente ad un settimo livello nel contratto metalmeccanico) e quali sono le mansioni e le responsabilità che il tuo datore di lavoro si aspetta a seconda dell’inquadramento. Si posso apprendere inoltre tante altre cose interessanti.

 

Va bene pure disinteressarsi di certe cose, perchè si hanno altre priorità,  non si deve fare il team leader, il manager l’imprenditore o simili, oppure stare in una strutture HR per trasmettere certe informative di galateo lavorivo e determinati valori e regole professionbali a tutti. OK va pure bene disinteressarsene e seguire eventuali procedure connesse agli aspetti suddetti, a pappagallo, … PERO’ ( 🙂 ) … se capita un disguido più o meno grave su alcune tematiche non è possibile pretendere di avere ragione e che venga fatto “un corso di recupero” per affrontare la questione e per riuscire a capirsi, quando poi l’azienda non è assolutamente carente nel dare ne l’informativa propria e ne riferimenti a documenti ufficiali, tra l’altro reperibili velocemente sul Web. 

IL SISTEMA BANCARIO

Mi dispiace deludere qualcuno se in questo contesto i miei giudizi sono prevalentemente positivi. Se avete letto le sezioni precedenti, potevate pensare: “E adesso chissà che cosa avrà da ridire di male sulle banche ?” Visto che poi nell’introduzione vi ho informati che, in questa mia prima esternazione da “blogger” su temi non tecnologici, avrei evidenziato principalmente aspetti negativi del sistema-paese, impattanti il lavoro in genere e gli ostacoli con cui si cimenta un imprenditore. Tra l’altro le banche sono spesso nell’occhio del ciclone e non se ne parla benissimo. E invece no, DBS in relazione alla sua esperienza (8 banche differenti, una dozzina di agenzie e una cinquantina d’interlocutori),  finora si può ritenere completamente più che soddisfatta, avendo ricevuto sempre molte attenzioni, un buon supporto “consulenziale” e affidamenti crescenti man mano che la nostra azienda cresceva e migliorava nei numeri.

   Le uniche pecche,  più o meno accettabili se si parte dal concetto che un imprenditore rischia e investe, sono:

  • che  le banche a pretese di garanzie (in referenze ed in solido),  non ci vanno leggere, sono un pò eccessive, ma d’altro canto siamo noi a cercarle ed il rischio d’impresa fa appunto parte del gioco, anche se pretendere garanzie  fino a 4/5 volte il credito ricevuto (quando poi c’è stata pure una garanzia cospiqua del Medio Credito Centrale) è veramente un pò troppo, soprattutto se  gl’imprenditori dimostrano di avere professionalità, un giro di clienti virtuoso e onesti e stanno attenti a non fare il passo più lungo della gamba (con tatto globale, concetto espresso nelle conclusioni). Inoltre per i difetti raccontati del sistema paese, ben che vada, se sei in un giro virtuoso,  le aziende fornitrici fanno da cassa ai loro clienti  almeno anticipando costi di 6/7 mesi (ma ci sta è plausibile), se poi non sei in un giro virtuoso non ne parliamo, in ceri casi potresti ritenerti fortunato già se incassi il pattuito, ma questo non è un problema DBS che per la sua policy e perchè legalmente si sa far rispettare, ma che cito nuovamente per un problema di sistema. PER QUANTO DETTO I FIDI VANNO A COPRIRE PRINCIPALMENTE I RITARDI DEI CLIENTI, CHE GL’INVESTIMENTI PER LA CRESCITA, ALMENO NEL NOSTRO CASO CHE SIAMO UN’AZIENDA IN UN GIRO VIRTUOSO E COMUNQUE QUESTO FINO AD UN CERTO PUNTO FA PARTE DEL SERVIZIO DEL FORNITORE, ANCHE SE E’ MOLTO PIU FREQUENTE PER I PRIVATI VERSO LE GRANDI AZIENDE;

  • siamo iper assicurati, nel senso che abbinati a certi tipi di fido c’è una bella assicurazione sulla vita o cose del genere ed essendo noi un’azienda dinamica che rimodula e chiede/estende fidi tutti gli anni, e durando l’ammortamento di questi ultimi in genere molteplici anni, ci ritroviamo iper assicurati per noi soci e per la nostre famiglie: Vabbè! Poco male! La salute e la tutela della famiglia è una cosa importantissima.  🙂  

Comunque, come sostenuto all’inzio, il supporto delle banche è stato veramente importante e fondamentale. Per noi un aspetto determinante che ci ha concesso di avere sempre un buon rating bancario, e miglioralo pure con il tempo, parallelamente quindi alla fiducia da parte delle banche, è stato un “brutto viziaccio”, mio soprattuto, che nasce dalla convinzione dei nostri mezzi/qualità per cui ho voluto sempre più, man mano che crescevamo, lavorare quasi esclusivaento diretto sui clienti finali e di un certo tipo o al massimo ad un livello di subfornitura, ma sempre per realtà grandi e affidabili, principalmente private grandi e poco e selezionato settore pubblico. Comuque lavorare per i  grandi vendor o quei pochi big system integrator degni di questo nome, che non ti reprimono, a volte può essere anche meglio di un cliente diretto. Per mantenere questa “politica del meglio poco ma buono”, così come le attività che si svolgono,  ho  dovuto pure forzare la mano  con qualche socio in passato e sopratutto con alcuni brillanti commerciali che non avevano tanto la greep/scaltrezza/preparazione (anche tecnica)  di fare breccia sulle realtà rappresentanti il nostro target ideale, valutando erroneamente come buoni clienti aziende a cui noi invece abbiamo chiuso le porte anche quando ci venivano a cercare loro. Le filiere/subforniture dovrebbero limitarsi a quelle veramente sinergiche, perché, soprattutto se c’è più di un passaggio, chi sta in fondo non ha controllo e può essere facilmente vittima sacrificale di chi gli sta davanti (anche il prime contractor che ha rapporti con il cliente finale e non ne sarebbe “degno”), problemi come fargli da cassa/banca, paravento di stati di sofferenza e vittima anche verso le banche di eventuali ed eccessivi ritardi di pagamenti, o peggio frodi e fallimenti.  Un prime contractor che si rispetti per essere tale ci deve mettere qualcosa (finanza, fare da parafulmine, management di un servizio/progetto complesso o la competenza specialistica), ma sta anche alle aziende evitare di mettersi nella filiera pericolosa salendo di qualità e/o trovandosi un area di nicchia. (Se ancora non l’avete letto, ecco degli esempi di cose negative a cui si potreste incappare Le grandi manovre di ottimizzazione e riorganizzazione Albo Fornitori).

A quanto poc’anzi indicato c’è da aggiungere che l’ownership di una commessa è sacrosanta per chi ha intercettato e avviato un’affare,  anche se non sa gestirlo o riesce a gestirne solo una piccola parte, merita assolutamente di farne parte perché ha investito tanto commercialmente in relazioni ed in aspetti di altro tipo che hanno richiesto un esborso economico,  ma questa azienda deve sapersi assumere almeno una delle responsabilità precedentemente indicate se vuole fare il prime contractor attraverso cui ruotano tutti i movimenti economici; ma,  se non ci sono le condizioni poc’anzi indicate non vedo perché si debba innescare un meccanismo di subfornitura, non vedo poi perchè ci dovrebbero essere dei rapporti di fornitura su un cliente dove il “potenziale”/prescelto subfornitore ha gia un rapporto/conoscenza con il cliente e per quest’ultimo è pure risaputo che chi sa fare un certo lavoro è il potenziale subcontractor, magari in certi casi si potrebbe pensare ad un rapporto più che di subfornitura più paritetico, una specie di snella RTI (Rete Temporanea d’Impresa), poco usata in verità a discapito delle subforniture, e che andrebbe regolamentata velocemente: se il grosso lo fa il subfornitore che razza di subfornitura è ?

La fiducia che ci hanno dato le banche è cresciuta man mano che dimostravamo di avere la testa sulle spalle, soprattutto Orlando che ha anche il ruolo di CFO ed è veramente molto preciso sui conti, e a differenza mia, oculato nelle spese, insomma ci voleva un bella casaliga 🙂 Io sono molto “ma molto” più preciso su altre cose, compreso a spendere, insomma ci complementiamo e nelle decisioni arriviamo al giusto compromesso.

Penso sinceramente che il sistema bancario sia una struttura meritocratica che  se mostri di meritare ti dà e naturamente vuole delle garanzie, ma è il famoso rischo d’impresa, e questo aspetto rientra nei miei/nostri principi aziendali, la meritocrazia,  la dimostrazione di affidabilità nel tempo, attraverso i fatti. La banca monitorizza costantemente il tuo lavoro sui conti ed è la prima a farti da revisore dei conti/commercialista. 

Certo, se avessimo potuto essere imprenditori senza rilasciare ogni volta delle garanzie ed essere così monitorati, non sarebbe stato male; inoltre, sarebbe stato fantastico riuscire a prendere almeno una volta uno di quei bei fidi a fondo perdutò (regalati) per i tanti progetti che abbiamo in mente, ma niente,  “fortunato” chi ci riesce anche se poi ho letto che non sono sempre li gestisce benissimo,  e ciò mi stuzzica un pò di pensiero negativo.

Però nonostante questa sciocchezza di non aver mai preso un bel fondo perduto,  mai una volta nemmeno un briciolo di cassa integrazione, perchè abbiamo sempre lavorato tutti al 110%, ribadisco  non posso che parlarne bene delle banche, visto che abbiamo un piccolo volume di affari anche nel settore bancario e assicurativo  :). Peccato però che le istituzioni non ci premino di più, visto  che da 18 anni ci arrangiamo da soli e formiamo e diamo lavoro su temi interessanti e spesso innovativi a parecchie persone.

Di fatto, le banche giocano un ruolo strategico nel paese, da intermediarie con le istituzioni centrali e facendo la parte del fornitore di servizi bancari, che devono vendere ai clienti,  sono ambienti spesso molto “sani” dove finora non ho avvertito “discriminazioni”, se non qualche non chiarezza su come si possa accedere alla ciccia più grossa e ad ottime condizioni  di fondi europei e fondi perduti.  

   A livello di sistema bancario bisogna fare un distinguo tra le grandi banche e le piccole e medio banche (o i crediti cooperativi) anche se poi molte di queste ultime sono state acquisite  da grandi banche al momento non si sono bene integrate/allineate allo stesso livello di qualità.

    Le Grandi Banche storiche sono quello di cui siamo veramente più soddisfatti anche se hanno dei tassi più alti, con  il tempo però guadagnadoci la fuducia, costruendo un “Rapport” con gl’interlocutori,  attraveso una crescita costante e conti sempre più in ordine che hanno fatto alzare il nostro livello di rating, i tassi si sono avvicinati a quelli delle piccole banche e da più braccine corte ed esigenti sulle garanzie sono diventate invece più tolleranti e di manica più larga sulle concessioni di prestiti. 

    Per le Piccole Banche invece il giudizio è positivo ma non altrettanto positivo, devi saper prendere quello che possono darti e vanno bene soprattutto nella fase di startup e se sei piccolo e poco dinamico nelle esigenze, senno devi staccartene. Hanno il vantaggio che sono competitive nei tassi, anche se in certi istituti rischi che se non stai attento ti trovi ad aver firmato garanzie, cambiali, etc. messe sotto il naso e fatte firmare con un gioco di prestigio.  Sotto certi importi, gestiti localmente dal direttore dell’agenzia, la pratica va piuttosto veloce, ma sopra è un odissea, non dico la threshold perchè non mi sembra giusto e comunque varia un pò in base alla banca.

I “difetti” di queste banche minori sono la minor preparazione tecnica per supportarti opportunamente nelle scelte e SOPRATTUTTO, le tempistiche. Se hai un attività un minimo dinamica, quando ti danno una risposta le tue esigenze sono già cambiate e/o hai perso le occasioni d’investimento che avevi. 

Non adatte quindi per chi deve adeguare costantemente alla sua crescita, il volume e la forma di finanziamenti, quando va ricalibrata anno dopo anno in funzione dell’aggiornamento del tuo parco clienti, il tipo di servizi/prodotti venduti, ed i progetti d’investimeno venduti nell’anno, il che esige di rimodulare i fidi continuamente tra conti nazionali, conti specifici per la pubblica amministrazione, conti esteri, etc.  Queste banche possono complementare una grande banca.

Nei crediti operativi le pratiche a seconda della complessita passano da 3 mesi a 6 ed anche un annom a secondo del direttore di filiale  “che trovi”, e la sua squadra d’agenzia, tutte splendide persone umanamente,   uno diverso dall’altro ma non di rado ne sa più l’imprenditore. A noi è successo più volte di ritrovarci a firmare l’approvazione dei fidi di un anno, anche l’anno successivo, ma fortunatamente senza sospensione dei servizi/fidi attivi, probabilmente perchè la documentazione aggiornata su cui deliberare gli è stata puntualmente fornita e stanno quindi con il cuore in pace, un pò meno noi che non abbiamo nulla di ufficiale di avvenuto rinnovo.

Nelle grandi banche invece quest’ultima cosa non può succedere, non si attiva o rinnova nulla se non è tutto firmato a quattronani, pergiunta in duplice o triplice firma, e approvato e riapprovato internamente alla banca, comunque con processi rapidi. Quando  il rapporto con la filiale e l’istituto e’ oliato ed i numeri sono tali da darti fiducia, una pratica seria si sbriga tra i 10/15 gg,  mentre per questioni più complesse, si passa a  2/3 mesi;  bella differenza rispetto alle piccole banche.

Resta il problema indicato nella sezione Peripezie per finanziare la realizzazione di progetti innovativi che non sanno valutare progetti innovati (e non lo affermo assolutamente solo perchè hanno bocciato i nostri),  ma perchè è una problematica demandata ad un  “Centro di Competenza Tecnico” (non tanto tecnico) che come in altre strutture e società pubbliche è in realtà poco tecnico e poco innovativo e quindi trattasi di un problema strutturale generale e pesante di arretratezza del sistema centrale, ma anche le strutture private rispetto ad altri paesi industrializzati (es. Stati uniti e Nord Europa) sono abbastanza in ritardo.

CONSIDERAZIONI FINALI SULL’IMPORTANZA DELLA FORMA MENTIS E DELLA CONOSCENZA DELLE REGOLE SUL LAVORO

Come desumibile da quanto finora indicato, degli elementi potrebbero incidere maggiormente nel miglioramento del sistema paese, anche per rilanciarlo economicamente ed essere più vivibile,  sono la forma mentis personale  e la cultura lavorativa delle persone che possono migliorare facendo circolare certi tipi di messaggi ed informazioni sulle regole del lavoro, sui  comportamenti etico professionali, e perchè no, la vecchia educazione civica, già a livello delle scuole e di più di quanto venga fatto ora sul mondo del lavoro, così facendo forse si diventa più ligi al dovere, quindi più produttivi, si litiga di meno per incomprensioni, si fanno meno incidenti e “scorrettezze”, si sporca meno per strada  … e dietro a tutte queste cose ci sono soldi risparmiati o guadagnati.

Le istituzioni potrebbero incentivare il senso civico con qualche iniziativa, imitando paesi del nord europa come la Germania, dove all’incirca 10 anni,  almeno in alcune città, ho visto che era possibile restituire le bottiglie di vetro agli stessi commercianti e per terra non si vedeva nessuna bottiglia, anche pechè se beccati si era anch multati, certo i risulatti  non dipendevano solo da questo, o da un servizio pubblico migliore, ma certamente aiutava anche gli stranieri.

Se non si procederà come poc’anzi indicato  e si continuerà a lasciare inpunite irregolarità gravi o a non mostrare tangibilmente disppunto per fatti meno gravi di comportamenti poco etici e non conformi ad un galateo, la situazione non può migliorare ed oltretutto il processo di un eventuale miglioramento è  lungo, anche di più generazioni per ottenere risultati concreti sulla forma mentis di un popolo/paese. 

 

Prima di proseguire nelle considerazioni ribadisco di seguito un bel concetto e la sua storia, che dovrebbe essere più chiaro a tante persone.

ORIGINI DELL’ETICA: per rendere possibile la collaborazione tra individui di una società e’ necessaria una serie di valori morali ed è così che  e’ nata la giustizia come la conosciamo, per contrastare coloro che non rispettavano l’etica. 

Il non rispetto dell’etica a mio avviso è ancor più grave verso un “non sconosciuto”, soprattutto se (anche solo apparentemente) si mostrava confidenza o comunque si è avuto un lungo e cordiale rapporto lavorativo,  significa cancor di più he si è un insensibile o un arrivista.

Oggi, anche a causa di poca informazione e attenzione da parte delle istituzioni e di molte aziende, c’è un tangibile problema di cultura e approccio al lavoro, comprensione profonda delle dinamiche lavorative e delle sue regole, tipo quelle del proprio contratto collettivo di lavoro (CCNL), dell’etica professionale, della privacy e della riservatezza,  e questi sono punti prioritari su cui intervenire, per lavorare tutti meglio ed in maniera più eticamente corretta, nel rispetto dei diritti e doveri di tutti gli stakeholders (tutti gl’individui e le organizzazioni coinvolte nell’attività lavorativa).

 

Questo succede anche perchè molte persone sono riluttanti a studi solo teorici o alla burocrazia (documentare, partecipare alle riunioni, studiare cose poco pratiche/utili – almeno apparentemente -, compilare moduli di valutazione  fornitori/collaboratori sottoposti).  Se questa riluttanza non si sblocca sarà difficile ottenere un gran che di risultati, anche per risolvere problemi personali, ma sopratutto per crescere sul lavoro che in posizione più alte bisogna sapere certecose e scrivere: requisiti, capitolati di gara, relazioni per questo e quello, etc.

 

Tutti gli aspetti poc’anzi indicati, sono molto  più importanti del  miglioramento della preparazione professionale o dell’arretratezza tecnologica (quantomeno ICT) del paese, perchè aumenterebbero lo spirito di collaborazione nei team di lavoro, attenuerebbero i comportamenti scorretti e le incomprensioni tra dipendenti,  datori di lavoro e tutti gli stackeholder allineatesi sull’interpretazione di certi argomenti e concetti, e non più con visioni così distanti, quando poi le visioni “leggittimamente” riconosciute sono quelle dettate da decine o centinaia di anni di studi di materie come quelle della giurisprudenza, dell’etica professionale e del diritto del lavoro; quindi, se per il “legalese” un comporatamento/episodio è sbagliato e punibile, una persona che non ci ha mai riflettutto su, non può disconoscere la storia e arrogarsi la presunzione di aver ragione  con un altra sua teoria: e questo succede spesso. 

 

Detto ciò, un imprenditore, un HR Manager, o un direttore/manger di alto profilo (che gestisce e parla con le persone),   è facile che abbia un pò della cultura suddetta, e comunque sono supportati dai loro consulenti e non possono che allinerasi a quel tipo di pensiero, anche perchè gli darebbe ragione di fronte alla legge.

 

Il vantaggio del giusto “approccio” e del rispetto di “regole” si può constatare velocemente in un’ecosistema anche più competitivo ma meno complesso, che è quello dello sport, dove i giocatori/persone non si possono nascondere come avviene in grandi realtà (anche a causa  del management) e dove in un tempo ristretto (es. un campionato) si vedono i risultati.

 

Le mancanze suddette sull’ approccio e di “cultura lavorativa”   indebboliscono il senso delle misure (che io in un interpretazione più ampia ho definito e coniato con il termine di “tatto globale” :-),  vocabolo con cui spesso “scherzo” in azienda (“Mettici un pò più di ‘Tatto Globale'”,  e che oramai a molti collaboratori e non solo rende chiara l’idea di quel che intendo). Il tatto globale dovrebbe essere  utile come guida per operare correttamente delle scelte su ciò che ci si trova ad affrontare, tenendo presenti il maggior numero possibile di prospettive/dimensioni (concetto anche dell’Analytics) che privileggiano il risultato più rapido ed efficiente possibile, alle volte a discapito un  pò della diplomazia (per la quale serve tempo, per “chi” e’ oberato e va di fretta e poi è in assoluto uno degli aspetti più importanti di ogni faccenda della vita o task da sbribare, e tornando all’analytics, è la dimensione fondamentale e sempre presente per osservare i fatti, ad esempio: si questa cosa l’hai fatta bene ma quanto tempo ci hai messo ? 🙂 ).  Quindi il tempo va gestito bene, utilizzandolo prima sulle reali priorità, e anche quando si interagisce con qualcuno va sempre tarato l’atteggiamento e l’azione sul presunto tempo dell’interlocutore che si dovrebbe capire dal calendar che vi siete dati o dalle espressioni facciali e dalla gestualità); e poi … il tempo è denaro.

 

Risottolineo che per il bene del mondo del lavoro come anche della vita di tutti i giorni oltre al tanto decantato spirito sportivo,  sarebbe opportuno reinserire lo studio dell’educazione civica, e in una certa fase degli studi trasmettere concetti sull’etica professionale, la privacy, la riservatezza (es. su dati business critical) dell’importanza di essere leali, coerenti e onorare un contratto o un gentlement agreement (anche basato su una stretta di mano),  … spiegare cos’è il libero mercato del lavoro che spesso s’interpreta male e a proprio favore, scordando gli obbligi legali e/o etici dettati dai punti precedenti. Tutto ciò affinche’ le persone, soprattutto quando diventano lavoratori si sappiano muovere/comportare meglio nella routine del lavoro, consapevoli sia dei propri diritti che dei propri doveri.  

 

A volte si perde tempo e denaro, o peggio ancora la faccia, per aver creduto che un tuo interlocutore, anche  vicino e che si frequenta da un pò, rispetti i suddetti  valori e regole, sia coerente su ciò che ti dice, cosa che per lo stato di maggior attenzione si riesce ad evitare con un perfetto sconosciuto o con un competitor. 

 

Tanto più sono alti gli obiettivi personali che si vogliono raggiungere e tanto più è grave avere certe lacune, che sicuramente persone di posizioni più alte notano e ti giudicano di conseguenza.

 

Sono sicuro che certi tipi di consapolezza, dato che la maggiorparte delle persone sono lavoratori, svilupperebbero una coscienza per attenuare acuni atteggiamenti sbagliati, anche se a volte non in malafede ma per non adeguato buon senso, che pur essendo un “senso” va affinato dalla cultura generale e dall’esperienza pratica, senno potrebbe essere rivelarsi un “cattivo senso”. Non so se fila il ragionamento :-).

 

     Se siete arrivati fin qui 🙂 ed ancora in uno stato di lucidità 🙂 , sono lieto d’informarvi,  che sono arrivato quasi alla conclusione di questo mio “articoletto” riflessivo, rievocando degli altri episodi vissuti personalmente, riguardanti situazioni che spesso si trovano ad affrontare imprenditori o anche top/middle manager che quindi non sono incuranti  al dilla del tecnico; questi esempi  sono un ulteriore riprova di quanto sia importante  essere sempre all’erta,  soprattutto con le persone che nel lavoro ti sono più vicine nelle pratiche e forse, all’apparenza, anche emotivamente.  Poi la prova del nove, anche di etica e valori,  sono i fatti di come ci si comporta su questioni importanti.

 

Per questo  mio ultimo esempio pratico, torno ancora agli inizi della mia storia lavorativa personale, raccontandovi che in aggiunta a quelle pochissime persone che, relativamente al mondo del  lavoro, mi hanno dato degli insegamenti per poter stare al mondo, nel contesto lavorativo del sistema-Italia, “dovrei” della riconoscenza al top management della mia prima azienda, dove ho iniziato a lavorare giovanissimo, per tanto tempo part time, come studente lavoratore quando frequentavo l’università.   In questa azienda mi accolsero come un figlio e io gli ho ricambiati enormente con i risulatti e con altrettanto affetto; mi mettevano su qualsiasi tipo di attività/progetto/cliente avessi voluto voglia di lavorare, a quei tempi era  possibile per il tanto lavoro che c’era sul mondo Oracle, così facendo in pratica mi sono fatto il piano di crescita professionale da solo e stavo così bene da tutti i punti di vista, che forse non me sarei mai andato, se non che ci fu un opportunità valutata assieme all’azienda che convenne ad ad entrambi, e me ne andai rimanendo in contatto. In particolare mi coordinava uno dei  soci, purtroppo il più freddo (comunque spiritoso), che era molto esigente e ti sfidava presuntuosamente con giochetti nelle soluzioni ai problemi, ha contribuito molto a stimolare la mia crescita soprattuto nel ragionare e fare l’analista, perchè sapere i comandi a memoria da soli serve a poco, bisogna esercitarsi nelle analisi, la stesura di flow chart di ragionamento e implementazione di algoritmi. Mi dava un tempo massimo e se non consegnavo una soluzione decente si usava quella che in quattro e quattro maturava lui,  sacrosanto accettarla per mille ragioni, tra cui non era stupido e aveva tanta esperienza.

 

Poi però io ho  perso tutta la riconoscenza che avevo per tutto il management di questa azienda,  quando, una volta messomi in proprio mi trattarono con i sistemi in linea con le peggiori abitudine del sistema-paese, tipo pagamenti a babbo morto (anche in tempi doro), poi proposte di affari del piffero, cose che gli vedevo fare quando ero loro dipendente, ma non mi sarei mai aspettavo che poi mi riservassero lo stesso trattamento, se non peggiore, quindi troncai ogni rapporto e li rinnegai. Dopo episodi del genere e altri raccontati ho iniziato a valutare solo dai fatti che accadono giorno per giorno, senza farmi influenzare dal tipo di rapporto passato.   

 

Ho rievocato questo fatto a  conferma di alcune asserzioni sul concetto di stare ancora più attenti da persone interne o “vicine” e su questi tipi di attenzione potrei raccontare degli episodi, sull’onore e l’immaturità delle persone che possono far venire il volta stomaco ed è la cosa più brutta che si vede in posizioni come la mia, anche se ribadisco ci sono tantissimi lati belli a compensare ampiamente 1.000 di questi episodi a cui poi ci si fa il callo. 

 

Ancora per ribadire questo concetto, diverse volte mi è toccato trattare alquanto malino  presunti amici e quindi capito la regola di “non mischiare mai amici datati e lavoro quando si lavora troppo a stretto contatto sullo stesso business”, però si può diventare amici lavorando assieme, apprezzandosi contemporaneamente per l’aspetto umano e per la professionalità sul campo in momenti difficili (dati di personalità a volte più rari da verificare nel privato), ma se si era amici da prima sul lavoro si creano delle false aspettative, più da chi ricopre una posizione inferiore.

 

    E CON QUESTO HO FINITO D’INDICARE I MOTIVI PER CUI GL’IMPRENDITORE IN PARTICOLARE, MA ANCHE ALTRI LAVORATORI CON GROSSI PESI SULLE SPALLE (DIRETTORI/MANAGER ALTO PROFILO), SONO DEI “SUPEREROI”.

 

Però oltre a sostenere il peso delle cose brutte del supereroe ci sono tanti aspetti piu belli, che magari approfondiro’ in un secondo articolo/storia, a cominaciare dal fatto che ogni supererore che si rispetti ha una o più superdonne vicino :), dei “superoi” compagni d’avventura, la professione che di per se stessa è estremamente stimolante, gratificante e affascinante per la completezza delle  mansioni (capendone l’interdipendenza), il fatto di conoscere e relazionarsi con molte realtà interessanti, tantissime persone (scoprirne pure di eccezionali e piacevoli),  entrare in merito anche a tanti aspetti positivi di come gira il paese e la società, più che altro per iniziative dei privati.